Il caso del duplice omicidio di Rero, avvenuto il 28 febbraio 2021, continua a non trovare una soluzione definitiva. Quel giorno i cugini Dario e Riccardo Benazzi furono uccisi a fucilate e poi bruciati all’interno della loro auto, ritrovata carbonizzata in un campo. Gli unici indagati rimangono Filippo e Manuel Mazzoni, padre e figlio, ma la Procura di Ferrara ha chiesto nuovamente l’archiviazione delle accuse nei loro confronti.
Secondo il pubblico ministero, gli elementi raccolti dalle indagini non sono sufficienti per sostenere un processo: ci sono indizi compatibili con l’ipotesi accusatoria, ma non prove univoche. Restano infatti molti punti oscuri. Non è stato chiarito con certezza l’orario del delitto, né dimostrata la presenza dei Mazzoni sul luogo dell’incendio dell’auto. Anche sul fronte balistico le analisi non confermano con sicurezza che il fucile sequestrato sia l’arma del delitto. Inoltre, diversi periti ritengono che una sola persona non avrebbe potuto gestire tutte le operazioni successive all’omicidio – dal trasporto dei corpi all’incendio della vettura – facendo ipotizzare il coinvolgimento di più soggetti.
Le indagini di tipo genetico e chimico non hanno dato risultati decisivi: né il lantanio trovato su un indumento di Manuel né i profili di DNA hanno permesso di stabilire responsabilità certe. Proprio per queste lacune, la Procura ritiene che non ci siano basi solide per un processo.
Al contrario, i legali delle famiglie delle vittime contestano questa posizione. Hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione, sostenendo che ci siano già elementi sufficienti per andare a giudizio e chiedendo al giudice di imporre un’imputazione coatta per i Mazzoni.
In sostanza, a quasi quattro anni dai fatti, il duplice omicidio di Rero resta senza colpevoli accertati: la Procura chiede di chiudere il fascicolo, mentre le famiglie delle vittime continuano a battersi perché il caso arrivi in tribunale.
Leggi tutti i dettagli su https://www.estense.com/

